La situazione sul mercato energetico a causa del blocco prolungato dello Stretto di Hormuz potrebbe “aggravarsi ulteriormente” e l’Unione europea deve essere pronta “ad attuare misure a breve termine per cercare di aiutare gli Stati membri”. È quanto affermato dal commissario europeo all’Energia, Dan Jørgensen, parlando ai giornalisti arrivando alla riunione del Consiglio UE sull’energia.

“Non abbiamo un problema di approvvigionamenti, abbiamo un problema di prezzi”, ha dichiarato, “siamo ovviamente colpiti dall’alto costo del petrolio e del gas sul mercato globale”. Le parole di Jorgensen giungono dopo che la scorsa settimana la Commissione UE ha tentato di fornire rassicurazioni circa la disponibilità degli approvvigionamenti. Intervenendo davanti al Parlamento europeo lo scorso 10 marzo, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, pur riconoscendo gli impatti devastanti della situazione in Medio Oriente sul settore energetico, aveva sottolineato che “l’Europa è ora molto meno esposta alle importazioni di combustibili fossili”. Il giorno prima, lo stesso Jørgensen, presentando il pacchetto energia, aveva affermato che al momento l’UE non ha “un problema di sicurezza degli approvvigionamenti”.

Parlando al suo arrivo al Consiglio energia, il commissario UE ha sottolineato che al momento ci sono due cose che faranno abbassare i prezzi dell’energia in Europa: più rinnovabili e più interconnessioni. “Dobbiamo ridurre drasticamente le tempistiche per ottenere i permessi, ed essere più interconnessi”, ha affermato Jørgensen.

Il nodo petrolio russo

Jorgensen ha nuovamente sottolineato il no di Bruxelles ad una eventuale ripresa delle forniture dalla Russia dopo che la scorsa settimana gli Stati Uniti hanno revocato le sanzioni sul petrolio russo nel tentativo di contenere l’impennata dei prezzi dell’energia a seguito degli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran.

“In Europa non possiamo aiutare a finanziare direttamente la brutale e illegale guerra russa, siamo stati dipendenti dal petrolio russo per troppo a lungo, rendendo possibile a Putin di ricattarci con l’energia, di trasformarla in un’arma contro di noi”, ha affermato.

Secondo il commissario, “sarebbe un errore ripetere quello che abbiamo fatto in passato”; dunque, l’Ue mantiene la linea delle sanzioni e del divieto che intende imporre sul petrolio di Mosca.

Lo scorso 26 gennaio, i Paesi UE hanno formalmente approvato il regolamento per eliminare gradualmente il gas russo: le importazioni di GNL saranno vietate entro l’inizio del 2027 e quelle via gasdotto entro l’autunno del 2027. A partire dal 21 gennaio 2026 è entrato in vigore il divieto di importazione di prodotti petroliferi raffinati derivati ​​dal greggio russo, e l’UE sta agendo per eliminare le restanti importazioni da Paesi come Ungheria e Slovacchia.

Tuttavia, da mesi i due Paesi si oppongono a tale ipotesi e hanno avviato un braccio di ferro contro Kyiv chiedendo il ripristino dei flussi tramite l’oleodotto Druzhba interrotti da gennaio a seguito dei danni all’infrastruttura a causa di un attacco con droni russo.

L’oleodotto è diventato un punto nevralgico della politica ungherese in vista delle elezioni parlamentari di aprile, in cui il partito Fidesz di Viktor Orbán dovrà affrontare una sfida significativa da parte del partito Tisza di Péter Magyar.

Orbán ha fatto della sicurezza energetica un tema centrale della sua campagna elettorale, accusando il presidente Volodymyr Zelenskyy di sfruttare la controversia sull’oleodotto per destabilizzare il suo governo.

Kyiv nega che l’oleodotto sia operativo e sostiene che qualsiasi riparazione richiederebbe un cessate il fuoco con la Russia. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato che le riparazioni potrebbero richiedere fino a sei settimane e ha indicato di non vedere molti motivi per considerarle una priorità.

L’Ungheria ha inviato la scorsa settimana una missione una delegazione guidata dal viceministro dell’Energia a Kyiv per incontrare personalmente i funzionari del governo ucraino e del ministero dell’Energia ucraino. In parallelo, anche la Commissione europea ha proposto l’invio di una missione d’inchiesta presso un oleodotto di epoca sovietica, nel tentativo di risolvere l’aspra disputa tra Kiev e Budapest e sbloccare un’importante tranche di aiuti finanziari per l’Ucraina.

Lunedì era previsto un incontro trilaterale a Bruxelles tra Ungheria, Slovacchia e Ucraina per affrontare la controversia. Tuttavia, secondo affermato ai giornalisti dal ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó, non avrebbe avuto luogo per colpa degli ucraini. “Gli ucraini hanno annullato solo pochi minuti fa”, ha dichiarato Szijjártó. Il ministro ha poi ribadito a fronte di ciò “l’Ungheria continuerà a bloccare” il prestito da 90 miliardi di euro (103 miliardi di dollari) per l’Ucraina e nuove sanzioni contro la Russia “finché i flussi di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba rimarranno sospesi”.

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